Guida praticaSicurezza e password

Attivare la verifica in due passaggi su Google – richieste, app, token o passkey

Ali Cetinkaya Ultimo aggiornamento:

Questa guida è per chi vuole proteggere con un secondo fattore il proprio Account Google – e con esso Gmail, Foto, YouTube, Drive e il Gestore delle password di Google. Sulle pagine di assistenza in italiano Google chiama la funzione «verifica in due passaggi» (in alcuni punti abbreviata in «V2P») e aggiunge «o autenticazione a due fattori»: è la stessa cosa. Ti mostriamo il percorso su Android, iPhone e computer, spieghiamo i cinque metodi dalla richiesta push alla passkey, come configurare codici di backup e recupero e cosa fanno i truffatori per aggirare comunque il secondo fattore. Una premessa onesta: non è un test pratico nostro, ma un'analisi. Si basa sulle pagine di assistenza di Google in italiano, sulle retrospettive settimanali e sulla valutazione tecnologica dell'Ufficio federale della cibersicurezza svizzero (UFCS) e sulle raccomandazioni dell'ufficio tedesco BSI, tutte verificate il 29 ottobre 2026. I nomi dei menu li riportiamo come compaiono sulle pagine di assistenza; Google stesso avverte che queste pagine sono in parte tradotte con l'AI.

Verificato con: Verificato il 29 ottobre 2026 con le pagine di assistenza Google in italiano «Attiva la verifica in due passaggi» (versioni per Android, iPhone e computer), «Accedere con le richieste da Google» (iPhone e Android), «Ricevere i codici di verifica con Google Authenticator» (Android e iOS), «Usare un token di sicurezza per la verifica in due passaggi», «Accedere con una passkey anziché con una password», «Accedere con i codici di backup» (computer e Android), «Risolvi problemi comuni relativi alla verifica in due passaggi», «Accedere con le password per le app», «Disattiva la verifica in due passaggi» (computer e Android), «Domande frequenti relative al programma di protezione avanzata» e «Assicurati di poter sempre accedere al tuo Account Google», con il blog di Google del 10 ottobre 2023, le retrospettive settimanali dell'UFCS 38/2026 e 19/2024 in italiano, la valutazione tecnologica dell'UFCS «Livelli di sicurezza per procedure, mezzi e servizi di autenticazione» (settembre 2026, versione italiana), le pagine del BSI sull'autenticazione a due fattori (in tedesco) e il comunicato FIDO del 15 ottobre 2026. Non confermato: come arrivare dall'app Gmail su iPhone alle impostazioni dell'account – la pagina di assistenza dice solo «Apri il tuo Account Google», perciò descriviamo il percorso tramite browser. I nomi dell'elenco dispositivi e del controllo di sicurezza nell'Account Google non compaiono testualmente nelle pagine verificate; lì ci esprimiamo in modo generico. La formulazione di Google secondo cui le password per le app sarebbero sconsigliate e nella maggior parte dei casi non necessarie non compare testualmente sulla pagina italiana, che si limita a consigliare «Accedi con Google» e di creare una password per l'app solo in sua assenza. Sulle password per le app le fonti si contraddicono: Google scrive che vengono revocate quando cambi la password dell'account, l'UFCS riferisce di un caso in cui l'accesso è rimasto aperto anche dopo – riportiamo entrambe le versioni.

Passo per passo

Scegli il tuo dispositivo o programma:

Android: attivare nell'Account Google

Verificato con la versione Android delle pagine di assistenza Google «Attiva la verifica in due passaggi» e «Accedere con i codici di backup», aggiornamento del 29 ottobre 2026. I nomi dei menu provengono testualmente da queste pagine. Su Android ricevi le richieste da Google senza app aggiuntive, perché il dispositivo ha già eseguito l'accesso al tuo account.

  1. Aprire le impostazioni dell'account

    Sullo smartphone o tablet Android apri le «Impostazioni», tocca «Google» e poi «Gestisci il tuo Account Google». Su alcuni dispositivi, secondo la guida di Google, il percorso passa invece dal nome del tuo account: tocca il nome, di nuovo il nome e poi «Gestisci il tuo Account Google». Potresti dover accedere.

  2. Scegliere «Sicurezza e accesso»

    In alto tocca la scheda «Sicurezza e accesso». Lì trovi la sezione «Come accedi a Google» con password, passkey e secondo passaggio. Con un account di lavoro o della scuola i passaggi seguenti, secondo Google, potrebbero non funzionare – in quel caso ti aiuta l'amministratore o l'amministratrice.

  3. «Attiva la verifica in due passaggi»

    Nella sezione «Come accedi a Google» tocca «Attiva la verifica in due passaggi» e segui i passaggi sullo schermo. Google ti chiede un numero di telefono come via di riserva; i codici via SMS o chiamata sono di sei cifre. Secondo Google possono passare fino a 7 giorni prima che un numero appena aggiunto sia considerato attendibile – una passkey o un token di sicurezza già attendibili possono accelerare la procedura.

  4. Richieste da Google come metodo standard

    Se non vuoi accedere subito con una passkey, Google consiglia come secondo passaggio la richiesta sullo smartphone: a ogni accesso compare una notifica push con dispositivo, posizione e ora del tentativo, e tu tocchi «Sì» o «No». Per questo il dispositivo Android, secondo la guida, deve avere l'ultima versione di Google Play Services, una connessione a internet e non deve essere in modalità «Non disturbare». Secondo Google la richiesta protegge dallo scambio di SIM meglio di un codice SMS, perché arriva solo sui dispositivi che hanno eseguito l'accesso.

  5. Concludere e creare le riserve

    Dopo l'attivazione, nella stessa area apri «Verifica in due passaggi» e nella sezione «Codici di backup» genera con «Continua» e «Ricevi codici di backup» i tuoi dieci codici di riserva – come conservarli lo trovi nella scheda «Codici di backup e recupero». La casella «Non chiedere più su questo dispositivo» all'accesso la selezioni, secondo Google, solo sui dispositivi che usi regolarmente e da solo. In seguito puoi spegnere la funzione nello stesso menu con «Disattiva» – noi e il BSI lo sconsigliamo.

Perché il secondo fattore – e perché prima di tutto sull'Account Google

Una password è qualcosa che sai – e quindi qualcosa che ti si può sottrarre: con il phishing, con una fuga di dati presso il servizio o con un malware che preleva le password salvate dal dispositivo. Il BSI tedesco descrive l'autenticazione a due fattori come combinazione di fattori di categorie diverse: conoscenza (password, PIN), possesso (smartphone, smart card, token di sicurezza) o biometria (impronta, volto). Chi ha solo la password non supera la seconda barriera. Google descrive la funzione sulla sua pagina di assistenza proprio così: un ulteriore livello di sicurezza per il caso in cui la tua password venga rubata.

L'Account Google va al primo posto, prima di social e negozi online. Per molti è la casella e-mail, e tramite «Password dimenticata» con la casella si possono reimpostare quasi tutti gli altri account – l'UFCS nella retrospettiva 19/2024 descrive l'account e-mail per questo come bersaglio ambito per arrivare a numerosi servizi internet. A questo si aggiungono Foto, Drive, Calendar, cronologia delle posizioni, acquisti su YouTube e, se usi Chrome, il Gestore delle password di Google con tutte le password salvate. Un Account Google compromesso non è quindi un singolo account, ma il mazzo di chiavi.

UFCS e BSI consigliano entrambi di attivare il secondo fattore ovunque un servizio lo offra. Il BSI fa inoltre notare che molti servizi offrono la funzione ma la lasciano disattivata di default – vale quindi la pena dare un'occhiata alle impostazioni di accesso anche degli account che consideri protetti. Che la lacuna sia reale lo mostra, per la Svizzera, lo studio svizzero «KMU Cybersicherheit 2026» sulla cibersicurezza nelle PMI: solo poco più della metà delle aziende intervistate aveva introdotto completamente l'autenticazione a più fattori. Il secondo fattore non sostituisce una buona password, la integra – come costruire una password robusta lo trovi nella nostra guida (→ Creare una password sicura – e cosa è davvero sicuro nel 2026).

Quale metodo è quanto sicuro? I livelli di sicurezza dell'UFCS

L'UFCS svizzero, nella sua valutazione tecnologica «Livelli di sicurezza per procedure, mezzi e servizi di autenticazione» (settembre 2026), ha suddiviso le procedure più diffuse nei livelli «basso», «medio» e «alto». Un asterisco contrassegna le procedure che proteggono dal phishing in tempo reale e dagli attacchi man-in-the-middle. Nome utente e password da soli stanno in «basso» – procedure del genere, secondo l'UFCS, non dovrebbero più essere adottate, anche se la trasmissione è cifrata. Password con codice SMS e codici software come Google o Microsoft Authenticator stanno in «medio» senza asterisco: proteggono dalle password rubate, ma non se sei tu a inserire il codice su una pagina falsa. Sugli SMS l'UFCS aggiunge che la sicurezza delle procedure basate su SMS è in linea di principio oggetto di critica e che andrebbero adottate solo in assenza di alternative migliori.

Resistenti al phishing sono le due procedure FIDO: le passkey sincronizzate, come Apple e Google le distribuiscono tramite portachiavi e gestore delle password, raggiungono «medio*»; i token hardware FIDO2 senza sincronizzazione ed esportazione raggiungono «alto*». La differenza, secondo l'UFCS, sta soprattutto nel fatto che la chiave privata risieda in hardware dedicato o possa essere copiata su più dispositivi tramite il cloud. La classificazione di Google è coerente: la pagina di assistenza indica passkey e token fisici come metodi per una maggiore protezione contro il phishing e definisce i codici via SMS o chiamata «vulnerabili agli attacchi basati sui numeri di telefono».

Per la vita quotidiana significa: la richiesta da Google è comoda e nettamente migliore degli SMS, perché arriva solo sui dispositivi con accesso eseguito e ti mostra dispositivo e luogo del tentativo – ma non ti protegge da te stesso se tocchi «Sì» su una pagina falsa. L'app di autenticazione è indipendente dalla rete mobile e dai servizi push di Google, ma resta anch'essa in «medio». Chi vuole il livello resistente al phishing prende una passkey su smartphone o computer; chi vuole il livello più alto o è particolarmente esposto compra due token hardware. E qualunque sia il metodo: i codici di backup ne fanno parte, altrimenti la protezione diventa un'esclusione.

Passkey al posto della password: lo standard di Google da ottobre 2023

Il 10 ottobre 2023 Google ha reso le passkey l'opzione predefinita per gli Account Google privati: da allora all'accesso Google propone di creare una passkey, e l'impostazione «Skip password when possible» – sulla pagina di assistenza in italiano «Salta la password quando è possibile» – è attiva. Secondo il blog di Google le passkey sono il 40 % più veloci delle password, e chi preferisce restare alla password disattiva semplicemente l'opzione. Tecnicamente una passkey è una coppia di chiavi: la chiave privata resta sul tuo dispositivo o nel portachiavi, Google conosce solo quella pubblica. All'accesso confermi con impronta, volto o PIN di poter sbloccare il dispositivo – i dati biometrici, secondo Google, restano sul dispositivo.

Poiché una passkey, secondo la guida di Google, non può essere condivisa, copiata, scritta o comunicata per sbaglio, non c'è nulla che una pagina di phishing possa chiedere, e funziona solo per il vero indirizzo Google. Per questo con la passkey cade anche il secondo passaggio: il possesso del dispositivo è già dimostrato. Importante è l'avvertimento di Google: crea passkey solo su dispositivi di tua proprietà – chiunque possa sbloccare il tuo dispositivo entra con essa nell'Account Google, anche se lì sei uscito dall'account. Su tablet condivisi o sul PC di famiglia una passkey non ha nulla a che fare.

Quanto sia diffusa lo mostra la FIDO Alliance, responsabile dello standard: il 15 ottobre 2026 ha annunciato circa 7 miliardi di passkey nel mondo, e presso i 15 grandi servizi per consumatori del suo «Passkey Index» più di un terzo degli accessi riusciti avviene tramite passkey – secondo FIDO quasi tre volte più veloce rispetto a password e classico secondo fattore, e tutti i servizi che misurano il phishing registrano da allora meno attacchi riusciti. La password resta comunque su Google come via di riserva e deve quindi essere robusta come prima; la sezione «Passkey: il passo successivo» della nostra guida alle password (→ Creare una password sicura – e cosa è davvero sicuro nel 2026) è una lettura complementare.

Smartphone perso: così rientri nell'account

Il motivo più frequente di un'esclusione non è l'hacker, ma lo smartphone perso, rubato o rotto. Google, nella pagina «Risolvi problemi comuni», consiglia prima di tutto due cose: uscire dall'account sul dispositivo smarrito e cambiare la password dell'Account Google – entrambe si fanno da qualsiasi altro dispositivo su cui hai eseguito l'accesso. Poi nella schermata di accesso tocchi «Prova un altro metodo» e usi ciò che hai preparato: un codice di backup, un altro smartphone con accesso eseguito, un secondo numero di telefono, un token di sicurezza fisico o una passkey su un altro dispositivo.

Due aiutanti silenziosi spesso ci sono ancora: un computer su cui hai selezionato «Non chiedere più su questo computer», secondo Google, potrebbe farti entrare senza secondo passaggio – da lì puoi riordinare i tuoi metodi. E il numero di telefono puoi fartelo trasferire dal tuo operatore su una nuova SIM o eSIM; così i codici SMS arrivano di nuovo. Cos'è una eSIM e come funziona il cambio lo spiega il nostro glossario (→ Cos'è una eSIM? Come funziona la SIM digitale). Se usi Google Authenticator con la sincronizzazione dell'account, i codici tornano automaticamente dopo l'accesso sul nuovo dispositivo – senza sincronizzazione sono spariti con il vecchio dispositivo e ti servono i codici di backup.

Se non hai né metodo di riserva né codici di backup, resta il recupero dell'account tramite l'indirizzo e-mail o il numero di telefono registrati. Google ti pone domande sull'account e, poiché la verifica in due passaggi è attiva, la verifica secondo la guida può richiedere da tre a cinque giorni lavorativi. Proprio per questo vale la pena il quarto d'ora nella scheda «Codici di backup e recupero» fatto prima. Il BSI ricorda inoltre di badare, nel recupero, a procedure a più livelli: una via di recupero che se la cava con un solo fattore indebolisce tutta la protezione – gli attaccanti puntano proprio lì.

Lo stesso principio per Apple, Microsoft, banca e social

Quanto detto qui per Google vale per ogni account importante: account Apple, account Microsoft, e-banking, portale clienti dell'operatore mobile, Instagram, WhatsApp. Il BSI cita espressamente online banking, acquisti online e account con ampi diritti come e-mail e social come i casi in cui il secondo fattore conviene per primo, e sconsiglia in ogni caso di disattivarlo di nuovo. L'ordine dopo l'Account Google: e-mail (se non è Gmail), account Apple o Microsoft, password manager, banca e servizi di pagamento, operatore mobile, poi social e negozi online.

Chi protegge molti account con codici di autenticazione si trova davanti a una questione di gestione: dove stanno i codici e cosa succede quando cambi dispositivo? Google Authenticator li sincronizza con l'Account Google; i password manager offrono lo stesso nella propria cassaforte. Secondo il nostro confronto del 16 ottobre 2026, NordPass Premium include un authenticator, Bitwarden lo ha già nel piano gratuito e da Premium nella cassaforte, e anche Proton Pass Plus lo porta con sé (→ Migliori password manager 2026: 1Password, NordPass, Bitwarden e Proton Pass a confronto). L'UFCS, nella sua pagina «Protezione dei dispositivi, password e protezione degli accessi», consiglia proprio questa combinazione: una password diversa per ogni servizio, dove possibile l'autenticazione a due fattori e un password manager che la supporti. È comodo avere password e codice nella stessa cassaforte – chi vuole separare rigorosamente i fattori usa per questo un'app separata sullo smartphone, come consiglia il BSI per il caso più sicuro.

Un malinteso per finire: una VPN protegge la tua connessione, non il tuo account. Cifra il percorso tra dispositivo e server VPN e nasconde il tuo indirizzo IP, ma non impedisce a nessuno di accedere a Google con la tua password rubata – e non riconosce una pagina di phishing (→ Cos'è una VPN? Come funziona la rete privata virtuale). Secondo fattore e VPN risolvono problemi diversi; chi vuole entrambi configura prima il secondo fattore e poi la VPN (→ Configurare una VPN su iPhone – con l'app o a mano). E se hai eseguito l'accesso su un computer altrui, dopo elimina cookie e accessi salvati (→ Cancellare cache e cookie – in ogni browser, su computer e smartphone).

Per chi è particolarmente esposto: il programma di protezione avanzata di Google

Giornaliste, attivisti, politici, avvocate o persone che per altri motivi potrebbero subire attacchi mirati: è questo il pubblico che Google indica per il suo programma di protezione avanzata. Secondo Google è senza costi; al massimo devi pagare i token di sicurezza. La differenza rispetto alla normale verifica in due passaggi: l'accesso avviene solo con passkey o token di sicurezza fisico, mentre richieste, SMS e codici dell'app vengono meno. Inoltre Google limita l'accesso delle app di terze parti ai tuoi dati, controlla più severamente i download sospetti e rende più impegnativo il recupero dell'account, perché non serva da porta di servizio.

Prima di iscriverti, secondo Google, dovresti registrare un indirizzo e-mail e un numero di telefono di recupero, attivare la verifica in due passaggi e tenere pronti uno o meglio più token di sicurezza. Nel programma i codici di backup non si possono scaricare – la riserva è il secondo token. Se perdi l'unico token, secondo la guida resta solo il recupero dell'account. Gli account Workspace di lavoro o della scuola possono partecipare se l'amministrazione ha attivato il programma; obbligare nessuno può. Per la maggior parte dei privati il programma è più impegno del necessario – passkey più codici di backup più un secondo metodo bastano. Chi però teme attacchi mirati trova qui la protezione più forte che Google offre.

Buono a sapersi

  • Google non chiama e non chiede codici – né per telefono né in chat. Ogni chiamata del «supporto Google» è una truffa; l'UFCS consiglia di riattaccare subito.
  • Nuovi numeri di telefono, token di sicurezza, app di autenticazione e passkey, secondo Google, non sono abilitati per l'accesso fino a 7 giorni. Configura quindi i metodi di riserva prima di averne bisogno – non alla vigilia del viaggio.
  • La vera pagina di accesso di Google sta solo su accounts.google.com. Una maschera di accesso su sites.google.com o su un altro indirizzo è phishing, anche se nell'indirizzo c'è «google» (UFCS 38/2026).
  • Dieci codici di backup, di otto cifre, ognuno valido una volta. «Aggiorna» ne genera di nuovi e invalida tutti i vecchi – utile se qualcuno potrebbe aver visto l'elenco.
  • «Non chiedere più su questo dispositivo» solo sui dispositivi che sono tuoi e che nessun altro usa. Sui dispositivi altrui accedi da una finestra di navigazione privata e poi chiudi tutte le finestre, come consiglia Google.
  • Con una passkey il secondo passaggio viene meno – ma chiunque possa sbloccare il tuo dispositivo entra nell'account. Attiva il blocco schermo, non creare passkey su dispositivi condivisi.
  • Le password per le app, secondo Google, vanno create solo se un'app non offre «Accedi con Google». L'elenco in «Sicurezza e accesso» dovrebbe essere vuoto; ogni voce è un accesso senza secondo fattore.
  • Il principio vale per tutti gli account: dopo Google vengono e-mail, Apple o Microsoft, password manager, banca e l'operatore mobile – il suo portale clienti è la leva per le truffe con eSIM (UFCS 19/2024).

Domande frequenti

Che differenza c'è tra verifica in due passaggi e passkey su Google?

La verifica in due passaggi aggiunge alla tua password un secondo passaggio – richiesta, codice dall'app, SMS o token di sicurezza. Una passkey sostituisce del tutto l'accesso con password: confermi con impronta, volto o blocco schermo, e Google salta il secondo passaggio perché la passkey dimostra già che possiedi il dispositivo. Le due cose si combinano: crei una passkey e tieni password più secondo passaggio come via di riserva. L'UFCS classifica le passkey sincronizzate come resistenti al phishing («medio*»), password più SMS o codice dell'app no.

Posso disattivare di nuovo la verifica in due passaggi?

Sì, ma non dovresti. Tecnicamente si fa nell'Account Google in «Sicurezza e accesso» tramite «Verifica in due passaggi» e «Disattiva», con una seconda conferma; Google consiglia poi di eliminare definitivamente i codici di backup salvati e di revocare le password per le app non più usate. Google stesso scrive che così rimuovi un livello di sicurezza e rendi più facile ad altri l'accesso al tuo account, e il BSI sconsiglia in ogni caso di disattivare il secondo fattore – soprattutto per e-mail e account con ampi diritti. Se i codici ti danno fastidio, la passkey è la soluzione migliore: meno fatica, più sicurezza.

E se perdo il telefono?

Da un altro dispositivo esci dall'account sullo smartphone perso e cambia la password dell'Account Google, come consiglia Google. All'accesso scegli «Prova un altro metodo» e usi un codice di backup, un altro dispositivo con accesso eseguito, un secondo numero di telefono, un token di sicurezza o una passkey su un altro dispositivo. Un computer con «Non chiedere più su questo computer» potrebbe farti entrare senza secondo passaggio. Senza tutto questo resta il recupero dell'account, che secondo Google può richiedere da tre a cinque giorni lavorativi – genera quindi i codici di backup oggi, non dopo la perdita.

Gli SMS come secondo fattore sono sicuri?

Meglio di nessun secondo fattore, ma il metodo più debole. Google definisce i codici via SMS e chiamata «vulnerabili agli attacchi basati sui numeri di telefono», l'UFCS colloca password più codice SMS in «medio» e mette in discussione per principio la sicurezza delle procedure basate su SMS. Il motivo: chi si appropria del tuo numero con uno scambio di SIM o una truffa con eSIM riceve i codici – così nel caso UFCS 19/2024 gli attaccanti hanno preso il controllo di account e-mail e Apple. Tieni il numero come via di riserva, usa come metodo principale la richiesta da Google, un'app di autenticazione o direttamente una passkey. Il BSI consiglia inoltre di non ricevere i codici SMS sullo stesso dispositivo da cui accedi.

Mi serve Google Authenticator o basta la richiesta?

Per la vita quotidiana basta la richiesta: Google la consiglia come secondo passaggio se non usi una passkey, ti mostra dispositivo e posizione del tentativo di accesso e arriva solo sui dispositivi con accesso eseguito. L'app di autenticazione è la riserva per le situazioni senza internet o rete mobile – secondo Google funziona offline – e per gli account di altri servizi che non offrono richieste push. Quanto a sicurezza, l'UFCS colloca entrambe nel livello «medio»: nessuna protegge se dai il codice o il «Sì» su una pagina falsa. Ha senso registrare entrambe – l'app come secondo metodo, se lo smartphone è offline.

Cosa sono le password per le app e devo eliminarle?

Una password per l'app è, secondo Google, un codice di 16 cifre con cui programmi più vecchi senza «Accedi con Google» accedono al tuo account – senza secondo passaggio. Google consiglia di crearne una solo se l'app non offre «Accedi con Google». L'UFCS nel settembre 2026 ha mostrato come i truffatori, dopo un phishing, creino una password per l'app e si assicurino così una porta di servizio che nel caso segnalato è rimasta aperta anche dopo il cambio di password; Google invece scrive che le password per le app vengono revocate quando cambi la password dell'account. Controlla tu stesso l'elenco in «Sicurezza e accesso» > «Password per le app» e rimuovi tutto ciò che non conosci o non ti serve più.

Perché Google sul mio dispositivo non chiede più il codice?

Probabilmente all'accesso hai selezionato «Non chiedere più su questo dispositivo» o «Non chiedere più su questo computer»; allora Google salta il secondo passaggio su quel dispositivo. Oppure accedi con una passkey, con cui il secondo passaggio, secondo Google, viene sempre meno perché il possesso del dispositivo è già confermato. Se vuoi che ti venga chiesto di nuovo, esci dall'account su quel dispositivo e la volta dopo accedi senza selezionare la casella. Il BSI fa notare che saltare il passaggio sui dispositivi attendibili riduce la sicurezza – sui dispositivi condivisi non dovresti mai selezionare la casella.

L'impostazione vale anche per YouTube, Gmail, Foto e il gestore delle password?

Sì. La verifica in due passaggi è un'impostazione dell'Account Google, non di un'app. Vale per ogni accesso con quell'account: Gmail, YouTube, Foto, Drive, Maps, il Gestore delle password di Google in Chrome, acquisti su Play e servizi di terze parti a cui accedi tramite «Accedi con Google». Se hai più Account Google, devi attivarla per ciascuno. Per gli account di lavoro o della scuola (Google Workspace) decide l'amministrazione, secondo Google, se e come puoi usare secondo passaggio e passkey.

Quanto ci vuole prima che un nuovo metodo funzioni?

Secondo la guida Google abilita per l'accesso nuovi numeri di telefono, token di sicurezza, app di autenticazione e passkey solo dopo un periodo fino a 7 giorni; una passkey o un token già attendibili possono accelerare la procedura. Se Google rileva attività sospette nel nuovo metodo, lo disattiva e hai 30 giorni per confermare di averlo aggiunto tu – altrimenti viene eliminato. È una protezione contro gli attaccanti che dopo un phishing si registrano di nascosto un proprio metodo. Per te significa: configurare i metodi con calma prima di un viaggio o di un cambio di dispositivo.

Il nostro giudizio
Codici, passkey e password in un unico posto?

Il nostro confronto dei password manager 2026 mostra quali servizi, oltre alle password, salvano anche passkey e codici di autenticazione, cosa sanno fare i piani gratuiti e quanto costa Premium – con prezzi, date di verifica e incidenti di sicurezza, senza un test pratico nostro. Così decidi se ti basta Google Authenticator o se una cassaforte dedicata ti dà di più.

Al confronto: password manager 2026

Fonti

Ali Cetinkaya
Fondatore e direttore

Ali Cetinkaya è un informatico aziendale con oltre 15 anni di esperienza nell'IT e nel marketing online. Per DealsScout analizza tariffe, strumenti e offerte: con onestà, trasparenza e senza tecnicismi.

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